La Banca d'Israele taglia il tasso al 3,5% e segnala ulteriori allentamenti

In sintesi
La Banca d'Israele ha ridotto il suo tasso di interesse di riferimento di un quarto di punto al 3,5%, il secondo taglio consecutivo, e il governatore Amir Yaron ha segnalato che i tassi possono continuare a scendere man mano che l'inflazione si raffredda e uno shekel forte fa parte del lavoro della banca centrale. Le proiezioni della banca stessa vedono il tasso scendere a circa il 3% entro un anno, e Yaron ha detto che l'allentamento potrebbe avvenire "a ritmi più rapidi" se le aspettative di inflazione scendessero verso l'obiettivo.
Punti chiave
- La Banca d'Israele ha tagliato il suo tasso di interesse chiave di 25 punti base al 3,5%, la seconda riduzione consecutiva in un ciclo di allentamento che ha sostituito il lungo periodo di tassi stabili ed elevati.
- Il governatore Amir Yaron ha affermato che la politica può diventare più accomodante "nella misura in cui le aspettative di inflazione diminuiscono, e specialmente se si avvicinano al limite inferiore dell'intervallo obiettivo, e a ritmi più rapidi".
- Le previsioni dello staff della banca centrale vedono ora il tasso di riferimento scendere a circa il 3% nei prossimi 12 mesi, il che implica ulteriori tagli oltre alla mossa di luglio.
- Uno shekel forte e la fine del conflitto con l'Iran hanno contribuito a riportare l'inflazione verso l'obiettivo del governo dell'1-3%, dando ai responsabili politici margine per ridurre i costi di finanziamento.
- Yaron ha avvertito che il ritmo resta dipendente dai dati, ribadendo il suo principio secondo cui se una decisione sui tassi appare "chiara al 100%, probabilmente si è in ritardo": un cenno ad agire prima che i dati confermino pienamente la mossa.
La Banca d’Israele ha ridotto il suo tasso di interesse di riferimento di un quarto di punto al 3,5%, il secondo taglio consecutivo e un chiaro segnale che la banca centrale si sta assestando in un ciclo di allentamento dopo un lungo periodo di tassi elevati e stabili. Il governatore Amir Yaron ha inquadrato la decisione come l’inizio di un percorso con ulteriore margine, piuttosto che come un aggiustamento isolato.
Due forze stanno dando ai responsabili politici quel margine. Uno shekel più forte ha contribuito a raffreddare l’inflazione importata, e la fine del conflitto con l’Iran ha rimosso una delle principali fonti di incertezza economica, riportando insieme le pressioni sui prezzi verso l’obiettivo del governo dell’1-3%. Yaron ha detto che la politica può diventare più accomodante “nella misura in cui le aspettative di inflazione diminuiscono”, e persino “a ritmi più rapidi” se tali aspettative si avvicinassero all’estremo inferiore dell’intervallo obiettivo.
Quanto e quanto velocemente resta legato ai dati. Le previsioni della banca centrale stessa vedono il tasso scendere verso circa il 3% nel corso del prossimo anno, il che implica ulteriori tagli in arrivo, ma Yaron ha mantenuto la sua consueta cautela, avvertendo che aspettare che una decisione appaia “chiara al 100%” di solito significa agire troppo tardi. Per mutuatari, risparmiatori e mercati israeliani, il messaggio è che l’epoca dei tassi elevati si sta smontando, purché l’inflazione continui a collaborare.
Il percorso dei tassi israeliani plasma i costi di finanziamento per famiglie e imprese in un'importante economia tecnologica e della difesa, e il passaggio da anni di tassi elevati a tagli costanti, reso possibile da uno shekel più solido e da un allentamento del rischio geopolitico, è il tipo di svolta che sostiene azioni, obbligazioni e immobili a livello locale, segnalando al contempo che l'economia post-conflitto si sta stabilizzando.
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